Artemide in bello parati.
Giuseppe, Canguro Volenteroso
Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo su una delle mie esperienze scout mai avrei pensato di ricordare con voi il San Giorgio dei 100 anni del Guidismo.
Non perché non sia stata una bella esperienza, ma non è mai stato uno di quei ricordi che con il tempo riportavo alla mente. Non so esattamente il perché. Ed è forse questo il motivo per cui ci ho messo molto tempo a scrivere.
Ripensavo a quei giorni, alle attività fatte, ero Capo Squadriglia.. e che Squadriglia sottolineerei! Una bomba, eravamo 8, o forse anche 9, tutte ragazzine in gamba e con una voglia di dimostrare di essere toste che non avete idea.
Però non ricordo benissimo le attività, non sono mai stata brava con la memoria e le cose da ricordare e chi mi conosce bene lo sa!
Ma di quel San Giorgio ho dei flash di momenti veramente esilaranti: le ciglia bruciate durante la gara di cucina per mantenere la fiamma alta e costante, perché dovevamo vincerla quella gara, ma non so come sia andata alla fine, se ne sia valsa la pena. I km per riempire le taniche d’acqua, eravamo molto distanti dalla fonte e dovevamo passare in mezzo a non so quante tende. Ricordo la «cazzutaggine» che mettevamo tutte nei giochi e ricordo la pioggia (amica sempre presente al San Giorgio).. sì, la pioggia che fece piangere disperatamente Marianna che era in preda al panico perché non trovava gli occhiali da vista.. non li trovava perché li aveva indosso!
Eravamo così tante Guide, ricordo le tantissime tende, eravamo divise in sotto campi per poter gestire tutto al meglio, mi pare fossimo tutti i Distretti del centro Italia, e solo Roma ha 4 distretti che occupavano mezza base di Soriano. Facevamo il quadrato dell’alza bandiera in cui erano visibili solo le Capo Squadriglia perché altrimenti non sarebbe bastato lo spazio!
Nel tentativo di riportare alla mente quei giorni quello che meglio ricordo è quella sensazione che sentivo dentro di me, sensazione a cui ho saputo dare un nome solo con il tempo, con tanti altri campi estivi, con tanti campi mobili, con tanti raduni, tanti km, tanti sacrifici, tante risate e tantissime lacrime: l’amore profondo che nutro per lo Scoutismo.
Forse è stato proprio in quel San Giorgio che si è accesa chiara in me quella fiamma.
Ringrazio il Signore ogni giorno di avermi dato la possibilità di vivere certe esperienze che mi hanno condizionato talmente tanto la vita da essere quella che sono oggi anche per merito di tutto ciò.
Emilia, Brezza Leggera
Il
Branco “Waingunga”, nelle sue trenta primavere di caccia, ha
vissuto molte avventure guidato dagli Akela che si sono avvicendati
negli anni, insieme ai tanti Vecchi Lupi che hanno cacciato con noi,
ma le Vacanze di Branco che ricordo con maggior piacere sono quelle
del 2013: dopo appena un anno di pausa dal mio Servizio in Branco,
non avevo resistito al richiamo della Giungla e senza accorgermene mi
ero ritrovato dopo qualche mese di nuovo alla guida del Branco, unica
unità in cui fino ad allora avessi mai prestato il mio
Servizio.
L’anno 2013 vide l’ingresso di molti
Lupetti e la conferma di quasi tutti i lupi che avevano cacciato con
il Branco l’anno precedente e di mese in mese andavano affinandosi
le capacità dei lupetti e il Co.Bra. diventava sempre più
affiatato: fu così che capitammo a casa del Templare che si
preparava per il Cammino di Santiago.
Sì, confermo che
quanto avete letto non è frutto né di una cattiva digestione né di
una serie di errori di battitura, ma andiamo con ordine. Insieme al
mio Consiglio di Branco volevamo preparare una caccia estiva ricca di
prede per i nostri Lupetti, molti dei quali sono ancora nel gruppo
sia come Esploratori che come Rover; e dopo molto lavoro trovammo che
non c’era di meglio che avere durante le vacanze di branco la
visita del centurione romano Caio Bono, che con la sua arguzia tutta
romanesca potesse tirare fuori da ciascun Lupetto un vero “sordato
de Roma… se fa pe’ dì… ”:
ci mancava solo una casa nella quale Caio potesse fare la sua
apparizione. Solo che di case libere non ne trovammo e alla fine ce
ne fu consigliata una a Rigutino di Cortona, ma non era proprio
libera: era casa di Giovanni, Cavaliere Templare! Avete capito bene:
un cavaliere con tanto di croce patente: rossa con otto punte (come
la nostra) scudo, spada.. niente cavallo, ma bastava così! Anche
perché la sera il cortile diventava meta di tutti gli anziani del
paese che si riunivano per scambiare quattro chiacchiere.
Per
fortuna in quel periodo Giovanni si stava preparando per un
pellegrinaggio a Santiago de Compostela e tra commissioni e cene da
amici ci ha lasciato liberi di organizzare le vacanze di Branco come
meglio volevamo, tra racconti giungla, visite dell’Akela di
Distretto e l’immancabile Caio Bono e il suo addestramento che
prevedeva prove fisiche, così come la preparazione della cena del
legionario (focaccia fatta dai lupetti e carne alla brace) che è
terminato con la visita al “tatuatore”, che ha ricoperto i
lupetti di disegni e simboli imperiali per festeggiare la fine delle
prove da sostenere per entrare a fare parte dell’esercito
romano.
Non poteva mancare l’uscita, nella quale abbiamo
raggiunto un vero e proprio parco naturale a pochi (si fa per dire)
chilometri che abbiamo percorso a piedi allietati dalla costante
domanda: “Quanto manca, Akela?”, intercalata da: “Siamo
arrivati?” che i lupetti ripetevano ogni 200 metri! Nel parco
comunque abbiamo trovato sia cinghiali allo stato brado, che
mangiavano dalle mani dei turisti e dei lupetti, che cerbiatti ed
altri animali che qualche lupetto ha ritratto per la specialità di
pittore e non sono mancate nemmeno le vesciche ai piedi!
Come
sempre accade i giorni del campo vanno sempre di corsa e in breve ci
siamo trovati alla giornata conclusiva nella quale abbiamo condiviso
con lupetti, genitori e il cavaliere Giovanni un bel pranzo cucinato
sulla brace.
Auguro al Branco Waingunga almeno altre trenta di queste primavere!
Marco
Valerio
Akela
La mia esperienza come Capo Cerchio è iniziata nel 2016: è stata una delle emozioni più forti vissute durante il mio percorso Scout. Avere quelle barrette gialle sulle spalle significava coronare un sogno che portavo nel cuore da molti anni.
Non tutto, però, va sempre come avevi progettato: le difficoltà infatti non hanno tardato ad arrivare. Esattamente un anno dopo aver provato quella gioia immensa ho passato uno dei momenti più bui dal quale non vedevo via d’uscita. Il basso numero di coccinelle, le incomprensioni e le discussioni mi hanno portato a chiedermi se valeva veramente la pena passare le giornate a organizzare le riunioni, alzarmi presto la domenica mattina e se volevo veramente dedicare il mio tempo, la mia mente e il mio corpo a quel mondo che non riconoscevo più. La risposta a queste domande era sempre “NO”, mi sentivo di aver deluso quella piccola bambina di 8 anni e i suoi grandi progetti. Ho continuato non so bene per quale motivo, forse perché in fondo sapevo che quello era il mio posto e vedere la gioia negli occhi di quelle tre coccinelle mi riempiva il cuore ogni volta. Poi però tornavo alla realtà e tutto tornava nero.
Il
punto di svolta è arrivato ad aprile 2017, precisamente il 29 – 30
aprile – 1° maggio.
Sono partita per l’Incontro Nazionale
delle Capo Cerchio, a Venezia. Sono partita fisicamente, mentalmente
ero lontana, non avevo nessuna aspettativa, ormai ero decisa a
lasciare tutto. Come al solito, non tutto va come te lo aspetti. Sono
stati tre giorni pieni, intensi, meravigliosi. Vedere tutte quelle
persone, là, esattamente come me, tutte con lo stesso entusiasmo, la
stessa voglia di fare ha smosso qualcosa nel profondo. Poter vivere
quei giorni con altre Capo Cerchio, tra attività, canti, racconti,
risate, mi ha aperto gli occhi e spalancato il cuore.
Ero nel
posto giusto al momento giusto.
Ho capito che ne valeva la
pena, e che dovevo dare il 100 per cento per questo Servizio, perché
quello era il mio posto. Sono tornata con un altro spirito, un’altra
mentalità, e anche le cose nel mio piccolo cerchio sono migliorate.
Le discussioni non sono finite, ma io le vivevo con tutto un altro
atteggiamento, sapevo che quello che stavo facendo aveva un senso, e
nessuno poteva farmi credere il contrario. Quell’incontro è stato
il mio sole.
Ho capito che il Servizio non sempre è cosa
facile, e credo che il bello sia proprio lì.
Al campo scuola
mi dissero: “Per ogni cosa negativa prima o poi arriverà qualcosa
di positivo” ed è proprio vero. Servire richiede sacrificio,
passione, dedizione, fatica, lacrime, ma servire ti riempie il cuore
di qualcosa di più, ti fa dire “SI”.
Grazie a
quell’incontro ho capito che l’unica cosa che davvero conta è la
gioia negli occhi delle coccinelle e quella voglia irrefrenabile che
hanno di scoprire il mondo insieme a te. Per questo bisogna
ricordarsi sempre di “Vedere ciò che splende oltre le nuvole più
nere”, perché le difficoltà ci saranno sempre, ma il sole è
sempre là pronto a splendere di nuovo.
Buona Strada!
Lucrezia,
Marmotta Generosa
Capo Cerchio
L'estate è ormai finita.. i nostri Capi e i nostri ragazzi sono già pronti per iniziare un nuovo anno scout! Una carrellata di ricordi d...